Cosa è cambiato per i negozi dopo il lockdown?

PAROLA D’ORDINE: REINVENTARSI

strada di periferia

I negozi hanno finalmente riaperto ma le cose sono molto cambiate rispetto a prima del Coronavirus. Scopriamo insieme in che modo anche il settore dell’arredamento commerciale viene influenzato dai cambiamenti.

Secondo un’indagine di Confcommercio sullo stato di salute delle imprese dopo il lockdown, già dopo 15 giorni 8 imprese su 10 hanno riaperto, con una netta prevalenza tra le aziende che operano nell’abbigliamento, calzature e commercio rispetto alle attività di ristorazione, molto in difficoltà soprattutto a causa dei nuovi severi protocolli in materia di sicurezza sanitaria.

La situazione evidenziata dall’indagine è tuttavia caratterizzata da grandi incertezze sul futuro, con una elevata percentuale di imprese che temono di dover chiudere a causa delle difficoltà. Circa la metà, infatti, ha visto un crollo significativo del fatturato, stimando una perdita di ricavi tra il 50% e il 70%.

I negozi hanno riaperto, dunque, ma lo hanno fatto in uno scenario completamente nuovo. I fattori di novità sono tanti. In primo luogo, c’è appunto l’incertezza sulla stabilità economica futura, in vista anche del perdurare di una situazione di emergenza sanitaria.

In secondo luogo, c’è l’obbligo di applicare regole molto rigide per la sanificazione degli spazi e il mantenimento del distanziamento sociale, che per molti negozi ha comportato la necessità di contingentare gli accessi, riorganizzare gli spazi interni, costruire barriere e protezioni.

In terzo luogo, c’è l’aumento degli acquisti online a discapito del tradizionale acquisto in negozio. Già abituati all’impossibilità di recarsi di persona nei punti vendita durante il lockdown, tanti nuovi clienti hanno scoperto la comodità dell’e-commerce e continuano tuttora a farvi ricorso.

Infine, le difficoltà economiche degli esercenti da un lato e l’ampio ricorso allo smart working dall’altro, ha innescato una vera e propria riorganizzazione del tessuto urbano. Il centro delle città, soprattutto le più grandi dove bar, ristoranti e piccoli negozi di vicinato erano frequentati dai dipendenti delle aziende, e dove gli affitti dei locali erano più alti, si sono svuotati.

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Per tutte queste ragioni alcuni negozi sono stati costretti a chiudere, ma c’è anche chi ha deciso di riorganizzarsi diversamente, puntando sul cambiamento per riportare i clienti in negozio, nonostante tutto. Pensiamo ai piccoli negozi che hanno affiancato le vendite online al servizio di consulenza su misura nel punto vendita o hanno iniziato ad usare i social per promuoversi e offrire servizi particolari al cliente, ma anche a tutti coloro che più semplicemente hanno deciso di ridimensionarsi o spostarsi verso aree meno centrali, periferiche o nei piccoli centri urbani di provincia, che sono stati riscoperti.

In questo periodo di grandi cambiamenti si è notato il fiorire di negozi più semplici ma più accoglienti, capaci di offrire qualcosa in più, magari un nuovo servizio online o una consulenza personalizzata, o anche solo il valore di una modalità di fare acquisti più sostenibile e legata al proprio territorio.

La parola d’ordine per chi opta per un nuovo inizio è reinventarsi. Chi si sposta in un punto vendita più piccolo e meno centrale spesso ha la necessità di contenere i costi e di sfruttare al meglio gli spazi, puntando maggiormente su un’organizzazione del negozio che privilegi il distanziamento, il senso di sicurezza, la semplicità e l’igiene degli ambienti.

Per rispondere a queste esigenze l’arredamento del punto vendita gioca un ruolo fondamentale, ecco perché molti nostri clienti hanno fatto ricorso all’arredamento con pannelli dogati, la soluzione più pratica ed economica per organizzare a piacimento gli ambienti del proprio negozio e ottimizzare lo spazio espositivo.

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